Vietri sul Mare – Amalfi Coast

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Vietri sul Mare, capitale indiscussa della ceramica artistica.

L’abitato della marina è dominato dalla cinquecentesca Cupola della Chiesa di San Giovanni Battista, rivestita da centinaia di “scandole”, maioliche a forma di pesce di tre colori: giallo, verde e azzurro. L’effetto iridescente delle maioliche non passa inosservato, nè da terra, nè da mare: fa, anzi, del tempio dedicato al Patrono il simbolo stesso di Vietri.

Vietri sul Mare Informazioni utili.

Vietri è conosciuta sin dall’antichità come città etrusca. Successivamente il sito fu occupato dai Sanniti, dai

Lucani e poi dagli antichi Romani. L’arte della fabbricazione della ceramica risale a tempi antichissimi e si è perfezionata nel tempo fino alla produzione di oggetti che sono degli autentici capolavori, apprezzati in tutto il mondo.

Vietri sul Mare

La ceramica è dappertutto. Si può girare per ore a leggere, e osservare, la storia della vita quotidiana dei vietresi (e dei marinesi – così sono chiamati gli abitanti della Marina) dipinta sulla ceramica. Le decine di botteghe vendono di tutto. Vale la pena di vistarle tutte, perchè ognuna ha il proprio laboratorio, le proprie idee e i propri colori: e oltre ai piatti del classico “buon ricordo”, alle mattonelle, ai portavaso, alle tazzine e ai bicchieri da limoncello, ai lumi, alle lanterne e ai posacenere, spuntano i “coccetti profumati”, impregnati chissà come degli odori della Costiera.

E ancora: crocifissi colorati, uova portafortuna, portafiammiferi, anfore e soprammobili, ma anche colamozzarelle e spugnabiscotti, tisaniere e caffettiere napoletane. Si trova ceramica persino sulle spiagge se si scava nella sabbia: variopinti cocci di “riggiole” (le piastrelle), di piatti, di statuine, frammenti di una tradizione che risale alla costruzione di fornaci romane.

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Il territorio di Vietri sul Mare è articolato in sei borghi. Della Marina si è già abbondantemente detto. Gli altri sono: Albori, Raito, Benincasa, Dragonea e Molina.

Albori, a 3 chilometri dalla Marina, è un grappolo di case appeso ai pendii della Costiera Amalfitana, quasi tutte sormontate da cupole di sapore arabo, di fronte all’anfiteatro naturale rappresentato dalle gole del Falerio. Un piccolo capolavoro di urbanistica, inserito dal Touring Club nell’elenco dei borghi più belli d’Italia. Su una di queste terrazze affacciate sull’incanto della Costa Diva, nelle sere d’estate si può gustare una caratteristica “bruschetta” (fette di pane abbrustolito condite con i prodotti tipici locali) sorseggiando un frizzante vinello e facendosi conquistare dal fascino dei luoghi. Molto bella la Chiesa di Santa Margherita di Antiochia (XVI secolo), da non perdere un’escursione naturalistica alla Sorgente di San Cesareo.

Raito è introdotto da un pannello di ceramica, firmato Giancappetti, che informa i visitatori della salubrità dell’aria. Appollaiato su una collina a due chilometri dal centro di Vietri, questo caratteristico borgo ha origini antichissime e ospita due bellissime chiese. Quella dedicata al culto di Santa Maria delle Grazie ha al proprio interno elementi romanici e barocchi e ospita la Cappella del Monte dei Marinai impreziosita da affreschi della Scuola del Solimena. La chiesetta di San Vito fa parte del complesso di Villa Guariglia. Dal rigoglioso parco della residenza dell’ambasciatore si gode una vista incantevole del golfo di Salerno.

Benincasa, altro borgo collinare, è meno charmante di Albori e Raito, ma offre comunque una veduta mozzafiato dell’intera Costa d’Amalfi. Una decina di edicole votive disseminate lungo le stradine del paese testimoniano la devozione degli abitanti a San Francesco di Paola, che si sarebbe raccolto in preghiera nella seicentesca chiesa della Madonna delle Grazie durante un pellegrinaggio di fede nel sud Italia. All’interno del tempio c’è un quadro che sarebbe una sorta di autoritratto del Santo, anche se non ci sono certezze. Sull’altare maggiore, molto bello un paliotto con un bassorilievo raffigurante la Visitazione.

Dragonea è la più alta delle frazioni di Vietri. Qui è nato Gabriele Fasano, che nel 1689 tradusse in napoletano “La Gerusalemme Liberata” del grande sorrentino Torquato Tasso. Il borgo cominciò a svilupparsi durante il periodo delle invasioni barbariche della Marina. Il nome viene fatto risalire alla posizione geografica, oltre il fiume Bonea, che è il corso d’acqua che attraversa Vietri. Da visitare l’antica chiesa (XI secolo) di San Vincenzo. La chiesa parrocchiale di San Paolo, riconsacrata solo una trentina di anni fa, conserva l’altare maggiore settecentesco, sovrastato da due tele raffiguranti la conversione di San Paolo e la Pentecoste; la scala di accesso è in pietra vesuviana, le decorazioni del soffitto sono in oro. Il borgo offre la possibilità di salutari escursioni naturalistiche attraverso la gola di San Cesareo, strada di collegamento montana con l’Avvocatella di Cava de’ Tirreni.

Molina deve il nome all’antica presenza di mulini ad acqua, che erano alimentati dai numerosi affluenti del fiume Bonea. Conserva i resti di un antichissimo acquedotto (Ponte del Diavolo), ai piedi del quale sorge la caratteristica chiesetta della Madonna dell’Arenella. Per il resto, la frazione è stata quasi completamente ricostruita dopo la tremenda alluvione che colpì Salerno nel 1954 e che qui produsse danni ingenti.

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